Torna al Mudec, dopo 10 anni, la mostra di Escher, uno degli artisti più famosi del Novecento. In esposizione le sue 90 opere che spaziano tra arte, scienza e immaginazione, ripercorrendo la sua vita dalle prime opere a quelle più note.
La mostra, curata da Claudio Bartocci, Paolo Branca e Claudio Salsi, in collaborazione con il Kunstmuseum Den Haag, riunisce 90 opere tra incisioni, acquerelli, xilografie e litografie, assieme a una quarantina di manufatti islamici che ne rappresentano l’ispirazione. Le prime opere sono legate all’Art Nouveau nei paesaggi italiani, fino alla piena maturità artistica, quando comincia quell’universo artistico fatto di tassellazioni, metamorfosi, illusioni ottiche e rappresentazioni dell’infinito.
Significativo è il rapporto tra Escher e l’arte islamica: l’uso delle simmetrie, della ripetizione modulare e dell’astrazione sono fondamentali per il superamento della rappresentazione naturalistica e per la nascita del suo linguaggio personale. La mostra si sofferma anche su un aspetto meno noto, quello della produzione commerciale, che testimonia come il suo ‘universo grafico’ abbia trovato applicazione anche nel design. A completamento della mostra ci sono delle installazioni multimediali immersive in una Infinity Room, un ambiente caleidoscopico che amplifica l’esperienza visiva.
La grandezza di Escher fu quella di costruire un linguaggio visivo unico, capace di unire Oriente e Occidente, mondi apparentemente inconciliabili.


