Ieri il comitato cittadino No Vasca ha organizzato un presidio nei pressi dell’impianto di laminazione del torrente Seveso, al confine tra Milano e Bresso, all’interno del Parco Nord.
L’iniziativa ha accompagnato una doppia mossa formale: la presentazione di una richiesta di accesso agli atti a Regione Lombardia per visionare il manuale operativo della vasca e comprendere le modalità di gestione dell’impianto, in particolare durante la piena e l‘esondazione del 22 settembre dell’anno scorso, e il tentativo di aprire un dialogo diretto con i tecnici di Metropolitana Milanese (Mm), la società che gestisce l’infrastruttura.
Sul secondo fronte, il comitato ha ricevuto un rifiuto: Mm ha comunicato di non essere autorizzata a incontrare i cittadini senza la preventiva approvazione del Comune di Milano e di Regione Lombardia. «Riteniamo che i cittadini che per di più abitano affacciati a un impianto pieno di criticità abbiano il diritto di confrontarsi con enti e istituzioni e soprattutto con coloro che gestiscono l’impianto», ha dichiarato il comitato, annunciando l’intenzione di procedere «con tutti i passaggi formali richiesti» per ottenere le risposte cercate.
La vasca di laminazione del Seveso sorge all’interno del Parco Nord di Milano, operativa da novembre 2023, è già entrata in funzione diverse volte impedendo che l’acqua di piena invadesse i quartieri milanesi di Niguarda, Pratocentenaro, Ca’ Granda, Istria, Maggiolina e Isola. La vasca è gestita da Mm per conto del Comune di Milano ed è la prima (e finora unica completata), delle quattro vasche previste nel piano complessivo per il contenimento delle esondazioni del Seveso.
Il nodo che ha alimentato le richieste del comitato risale all’esondazione del 22 settembre 2025. In quell’occasione tracimò anche la vasca di Bresso a causa della rottura della paratoia d’ingresso, dopo l’impatto con un grosso tronco trascinato dalla corrente. L’evento ha riaperto il dibattito sulle capacità dell’impianto e sulla gestione delle emergenze. L’esito delle richieste formali e l’eventuale disponibilità di Comune e Regione ad aprire un tavolo di confronto restano al momento incerti.


