Il 22 e 23 marzo gli italiani sono chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale confermativo per la riforma della giustizia, che interviene sull’ordinamento della magistratura e introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e anche sull’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare.
Si vota domenica e lunedì: i seggi restano aperti il primo giorno dalle 7 alle 23, mentre lunedì dalle 7 alle 15. Subito dopo inizierà lo spoglio delle schede.
La riforma, voluta dal governo, propone la modifica di sette articoli della Costituzione e prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Cambia anche la composizione del Consiglio superiore della magistratura, che verrebbe diviso in due organi distinti.
Un’altra novità riguarda l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare incaricata di valutare e sanzionare eventuali abusi o negligenze dei magistrati.
Dal momento che si tratta di un referendum confermativo e non abrogativo, il risultato della consultazione sarà valido a prescindere dall’affluenza: non è quindi necessario il raggiungimento del quorum.
Abbiamo chiesto di esprimere le ragioni del sì e quelle del no al sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano, e al capogruppo in consiglio comunale del Pd, Ernesto Guido Gatti.
Per il sì: Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni
”Chi sostiene che questa riforma sia contro i magistrati usa uno slogan facile, ma lontano dalla realtà. Questa non rappresenta una riforma contro qualcuno, è una riforma per “qualcosa”: una magistratura più moderna, più libera, più efficiente: è da qui che vogliamo partire. L’obiettivo è proprio quello di rafforzare la magistratura, renderla ancora più autorevole e capace di rispondere alle esigenze di oggi. La separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica va proprio in questa direzione: garantire che il giudice sia davvero terzo, imparziale, percepito da tutti come tale; si punta a ridurre il peso delle correnti con l’elezione dei componenti mediante sorteggio, valorizzando merito e professionalità.
In una democrazia matura, la fiducia dei cittadini nelle istituzioni si costruisce anche attraverso una giustizia che sia anche percepita come equa e trasparente. Per questo crediamo che riformare significhi assumersi la responsabilità di cambiare davvero”.
Per il no: Ernesto Guido Gatti, capogruppo Pd in consiglio comunale a Sesto
“Domenica 22 e lunedì 23 marzo votiamo no. No a una riforma che non risolve i problemi reali della giustizia italiana: i tempi, la certezza della pena, la qualità delle indagini. Il vero obiettivo è un altro: intaccare l’indipendenza della magistratura, portando l’influenza del Governo dentro la gestione di indagini e processi con la scusa della separazione delle carriere. È anche una riforma scritta come una cambiale in bianco: mancano le leggi applicative che ne definiranno il funzionamento. Ci chiedono di approvarla al buio, dopo aver limitato anche la discussione in Parlamento, ridisegnando l’equilibrio del sistema giudiziario. La moltiplicazione degli organi e il ricorso al sorteggio non rendono la giustizia più equa: aumentano solo il peso della politica. Saranno le maggioranze parlamentari a incidere sulla scelta dei membri laici, con il rischio concreto di orientare cosa si indaga e cosa no. Lo ha detto chiaramente lo stesso Ministro della Giustizia: questa riforma conviene a chiunque vada al Governo. Noi non vogliamo una giustizia al servizio del potere di turno. Vogliamo una magistratura libera, capace di indagare tutti, a partire da chi governa. E vogliamo una giustizia più veloce ed efficiente: questa riforma non serve a questo. Per questo votiamo no”.


