A Cusano Milanino un’occasione per ricordare Laura Conti, una figura centrale del Novecento italiano che, nonostante l’importanza della sua opera, è rimasta in gran parte ai margini della memoria collettiva.
Sabato 28 marzo alle 16.30, nella Sala Moneta di viale Matteotti 35, la sezione Anpi Giuseppe Chiesa organizza l’incontro pubblico ‘Laura Conti, visionaria e realista’. L’evento, patrocinato dall’assessorato alla Cultura, è a ingresso libero fino a esaurimento dei posti. Introdurrà un delegato del circolo Legambiente di Cusano Milanino, a seguire gli interventi dei relatori di Anpi e Legambiente.
Nata a Udine il 31 marzo 1921, Laura Conti cresce in una famiglia antifascista costretta a spostarsi più volte, da Trieste a Verona, poi a Milano. Nel 1944 entra nella Resistenza; arrestata, viene internata nel Campo di transito di Bolzano, scampando fortunosamente alla deportazione in Germania. Da quell’esperienza nasce il romanzo La condizione sperimentale.
Tornata libera, si laurea in Medicina e avvia parallelamente un’intensa carriera politica: prima nel Partito socialista, poi in quello comunista, come consigliera provinciale e regionale della Lombardia. Nel 1987 viene eletta alla Camera dei deputati. È tra i fondatori di Lega per l’Ambiente, oggi Legambiente, di cui presiede il Comitato scientifico.
Il momento che ne definisce la figura pubblica arriva il 10 luglio 1976, quando dall’Icmesa, una fabbrica a Nord di Milano, fuoriesce una nube tossica contenente diversi chili di diossina, una sostanza allora quasi sconosciuta, che ricade sul centro abitato di Seveso. Laura Conti, all’epoca consigliera regionale, si reca sul posto per spiegare agli abitanti i rischi reali e ciò che veniva loro nascosto, dando loro gli strumenti per capire e agire.
Ne nascono due libri, Visto da Seveso e Una lepre con la faccia di bambina, che le valgono una notorietà internazionale. Il 24 giugno 1982 la Comunità Europea approva la direttiva sui rischi degli incidenti industriali, che verrà battezzata ‘direttiva Seveso’.Il suo ambientalismo non era romantico né elitario: era scientifico, radicato nel territorio, convinto che la conoscenza dovesse essere accessibile a tutti.
«Non sono una scienziata, ma una studiosa dei problemi ecologici», amava ripetere. «Non basta studiare, bisogna anche darsi da fare». Muore il 25 maggio 1993, lasciando un’eredità che il paese ha fatto fatica a riconoscere.


