Il re del parco per un mix di classico e Pop

«Per il 2019 portiamo Leonardo in Villa. Presto riapriremo il teatrino di Napoleone»

«Amo ciò che mi fa volgere lo sguardo altrove, a una bellezza in grado di suscitare fascinazione e di far riflettere, non solo sognare». Questa la filosofia di Piero Addis, dal 2017 direttore generale della Reggia di Monza. Classe 1958, Addis è un ex art director di una multinazionale pubblicitaria. Cresciuto a pane e opere d’arte, si laurea all’accademia di belle arti, per poi proseguire gli studi a New York e Tokyo. «Ho iniziato a lavorare nel ‘to beyond’ della grande mela e spero un giorno di terminare la mia carriera lì».
La carriera di Addis è luminosa. La Reggia di Monza è una delle strutture più affascinanti e complesse del Nord Italia. Può vantare la villa e il parco recintato più grande d’Europa, senza dimenticare la presenza dell’autodromo. Ma è la parte visiva a farla da padrona: per le prossime mostre si pensa a una ‘stagione russa’, che si è aperta con la collaborazione con il Museo moscovita Az, e alla Biennale giovani di Monza. Ma il 2019 è l’anno di Leonardo e Addis è intenzionato a non farsi scappare una grande occasione per far conoscere l’artista al pubblico: «Siamo in trattativa con alcuni collezionisti per ottenere pezzi di collezioni private».
Non solo mostre. Addis, che ricopriva il trono del settore eventi di Regione Lombardia, sui concerti nel parco è sempre stato molto fermo: «Il parco va usato per i grandi concerti, soprattutto durante la stagione estiva». Nel 2019 continuerà infatti la tradizione degli I-days, 5 giorni di concerti con 350mila biglietti venduti.
Il sogno nel cassetto del direttore comunque c’entra poco con gli eventi e tanto con la cultura ‘classica’: «Abbiamo in progetto il restauro del teatrino del canonica voluto da Napoleone. Contiamo di recuperare degli scritti e mettere in scena opere di profilo filologico. Il teatro nel parco rimane una prerogativa che a noi piace molto, perché non è solo intrattenimento ma ha anche qualcosa da raccontare». Se c’è un unico cruccio che affligge il direttore nel proprio lavoro, è la burocrazia: «Le leggi e i codici degli appalti non facilitano le cose. Bisognerebbe snellire e accelerare i processi di decisione e quelli che riguardano le gare pubbliche, perché oggi, con queste regole, si ostacola la partecipazione».