Omicidio Giulia Tramontano, riconosciuta la premeditazione per Impagnatiello nell’appello bis

La Corte d’assise d’appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione ad Alessandro Impagnatiello per l’omicidio di Giulia Tramontano, la compagna di 29 anni uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, mentre era incinta al settimo mese. La decisione è arrivata lunedì 26 ottobre, al termine del processo d’appello bis disposto dalla Corte di Cassazione.

Impagnatiello, ex barman, era già stato condannato all’ergastolo. Con il riconoscimento della premeditazione, alla pena si aggiungono tre mesi di isolamento diurno. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni. Il procedimento si è reso necessario dopo che la Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio di secondo grado limitato alla valutazione dell’aggravante della premeditazione, esclusa nella precedente sentenza d’appello.

Come ricostruito nell’articolo pubblicato dalla nostra testata il 9 aprile 2026, la Procura generale di Milano aveva contestato l’esclusione dell’aggravante, sostenendo che il delitto fosse stato pianificato. La difesa aveva invece chiesto di escludere l’aggravante della crudeltà, ma su questo punto la Cassazione aveva rigettato il ricorso.Il nuovo giudizio era quindi chiamato a stabilire se vi fossero gli elementi per riconoscere che l’omicidio fosse stato preceduto da una decisione maturata e mantenuta nel tempo.

Dopo la lettura del verdetto, i familiari di Tramontano hanno applaudito in aula e si sono abbracciati con il loro legale, Nicodemo Gentile. La sorella della vittima, Chiara Tramontano, ha commentato la decisione invitando le nuove generazioni a considerare la vicenda come un esempio da non seguire. Ha inoltre criticato l’atteggiamento di Impagnatiello, sostenendo che avrebbe dovuto mostrare pentimento e chiedere scusa.La sentenza rappresenta un nuovo passaggio giudiziario nel caso dell’omicidio avvenuto a Senago nel maggio 2023. Impagnatiello è detenuto nel carcere di Pavia e la condanna all’ergastolo è stata confermata anche in questo giudizio, con l’aggiunta dei tre mesi di isolamento diurno.