C’è un filo che lega la sirena della Breda che suonava alle sei del mattino a brani come Fai rumore di Diodato o Musica che non c’è di Coez. È il percorso di Dario Giovannini, direttore generale di Carosello Records e manager della discografia indipendente italiana, che a Sesto San Giovanni ha le sue radici e la sua bussola. Ieri Giovannini ha assunto anche l’incarico di direttore di PMI, Produttori Musicali Indipendenti, e ha raccontato al Gazzettino Metropolitano il suo percorso.
«Sesto mi ha lasciato il senso del sacrificio»
«Sono nato e cresciuto a Sesto, ci torno tutte le settimane per passare del tempo con i miei genitori – racconta Giovannini -. Ho vissuto a Sesto negli anni ’70 e ’80, quando era la Stalingrado d’Italia. Ciò che ancora mi porto dietro di quegli anni è il senso di sacrificio, la sirena della Breda che suonava alle sei del mattino e mia mamma che mi spiegava che era l’inizio del turno di lavoro». Un’infanzia fatta di gesti semplici e ripetuti: «Abitavo in viale Italia e andavo in bicicletta a scuola dai Salesiani tutte le mattine. I sogni non erano grandi».
È da questa città ‘ruvida’ priva di distrazioni frivole, che secondo Giovannini arriva l’eredità più importante che, oggi, prova a trasmettere anche agli artisti che segue. Il suo percorso nella musica comincia proprio a Sesto: «Nella Dig It International, negozio di dischi ed etichetta discografica fondata da Roberto Fuserpoli. Il negozio era in piazza Petazzi». Da lì, nel 2000, l’ingresso in Carosello Records, di cui dal 2010 è direttore generale: sotto la sua guida l’etichetta ha portato al successo artisti come Emis Killa, Coez, Thegiornalisti e Diodato, tra gli altri.
Etichette indipendenti: dare tempo agli artisti
«Quello che fa un’etichetta indipendente è trovare gli artisti emergenti e dare loro il tempo di crescere. Non cerchiamo cantanti usa e getta. Vogliamo rappresentare l’idea della musica che resta». Un approccio che si scontra con le logiche più consumistiche del mercato, con la tentazione di far produrre subito moltissimo a un artista emergente, bruciandolo in fretta. «La capacità di chi fa il mio lavoro è comprendere il talento, sostenere l’artista in tutti gli aspetti, soprattutto nella gestione delle emozioni e del sacrificio che serve per crescere lentamente».
Quando si parla di scouting, Giovannini torna a un criterio quasi fisico: «È l’emozione che è in grado di trasmettere. Sentire i brividi e la pelle d’oca quando ascolto per la prima volta un brano mi dice che lì c’è qualcosa». Così è stato, racconta, per Diodato e Fai rumore, così per Ali sporche di Coez, un caso che è anche un esempio di quanto serva tempo: «Con Coez abbiamo firmato nel 2011, ma è solo nel 2017 che è arrivato ‘Musica che non c’è’ e con questo un successo più ampio». E poi ci vuole sempre un po’ fortuna: «È stato così con Emis Killa, quando ho visto su YouTube un suo video che aveva 20mila visualizzazioni». Ma la decisione finale, sottolinea Giovannini, resta sempre dell’artista: «Io consiglio agli artisti, ma poi le decisioni rimangono loro».
La nuova missione in PMI
Con il nuovo ruolo alla guida di PMI, associazione che riunisce oltre 140 etichette discografiche indipendenti italiane, per Giovannini si apre ora un fronte più ampio: «Tutelare le aziende indipendenti, diffondere informazione in modo chiaro e puntuale, formare le persone sul mercato della musica, su come funzionano le diffusioni e la gestione dei diritti, le normative in evoluzione come il tema dell’intelligenza artificiale, e poi comunicare».
Tra gli obiettivi, anche dare più visibilità agli artisti delle etichette indipendenti: «Riuscire a presentare i nostri artisti, ad esempio portare cantanti a Stefano De Martino quest’anno – che per inciso si è mostrato molto disponibile – perché, come dimostrano gli ultimi anni, la linfa della musica italiana viene dalle etichette indipendenti, come Gazzelle e Fulminacci». Un dato, secondo Giovannini, racconta meglio di ogni altro la trasformazione del settore: «Oggi in un giorno esce lo stesso numero di canzoni che negli anni ’80 usciva in un anno». Un’offerta enorme, in cui rischia di perdersi anche il talento più autentico: «Senza una guida, gli artisti non si orientano in questo mondo».
È in tale scenario che si inserisce la doppia scommessa di Giovannini: continuare il suo lavoro in Carosello Records e portare la stessa filosofia alla guida di PMI, in un momento in cui le etichette indipendenti rivendicano un ruolo sempre più centrale nella musica italiana. Una storia che parte da via Italia, dalla sirena della Breda e da una bicicletta diretta ai Salesiani, e che oggi arriva fino al palco di Sanremo, senza aver mai perso il passo di quella città.


