Da ottobre il quartiere Rondò-Torretta di Sesto San Giovanni sarà dichiarato zona rossa. Lo ha annunciato il sindaco Roberto Di Stefano, dopo che il Prefetto di Milano ha accolto la richiesta del Comune: il provvedimento comporterà una maggiore presenza delle forze dell’ordine nella zona.
Secondo il sindaco, la misura si inserisce in un percorso avviato da mesi in sinergia con prefettura e forze dell’ordine, che ha già previsto operazioni ad alto impatto, controlli con l’ufficio Immigrazione, ordinanze contro bivacchi e degrado, un incremento dei pattugliamenti e sanzioni e arresti legati allo spaccio di stupefacenti. Di Stefano ha definito la zona rossa «un’ottima notizia per la nostra città» e «un altro importante risultato per la sicurezza».
Di segno opposto la lettura della lista Valore Sesto. In una nota, il candidato sindaco e portavoce Paolo Vino sostiene che il provvedimento, pur potendo essere necessario nell’immediato, «non può essere motivo di soddisfazione per chi amministra Sesto da dieci anni»: a suo avviso la zona rossa «certifica che esiste un problema» e che, dopo anni di annunci su Daspo, pattugliamenti e controlli, è legittimo chiedersi se questa strategia abbia prodotto i risultati promessi.
Per Vino i controlli sono necessari ma non sufficienti: servono, aggiunge, anche politiche urbane, sociali e culturali in grado di contrastare degrado e insicurezza nel lungo periodo, citando come esempio la situazione dell’ex Teatro Elena. «Se vogliamo una Sesto più sicura – conclude Vino – dobbiamo costruire una Sesto più viva, illuminata, partecipata e presente».


